venerdì 6 marzo 2015

AVANTI, C'E' POSTO!




Avanti, c'è posto negli stadi italiani che sono quasi sempre vuoti, ma avanti c'è posto, più in generale, nella farsa del calcio italiano a tutti i livelli: da Tavecchio (che ormai ci suscita davvero compassione), al caso Parma (per la UEFA non aveva diritto di giocare già quest'estate, ma Tavecchio insisteva a dire che andava tutto bene...), per proseguire con Sky, che ora batte i pugni perchè ha già pagato per le partite del Parma, ma, nella sua redazione di Yes Men e di ragazze che sembrano uscite da un casting per modelle, magari qualcuno invece di fare del bieco servilismo avrebbe dovuto aprire bocca prima con qualche inchiesta giornalistica seria.
Potremmo andare avanti a lungo, ma nulla spiega meglio la disfatta del calcio italiano il confronto tra l'Olimpico deserto per Lazio-Napoli, semifinale di Coppa Italia, e l'Allianz Arena sold out per Bayern Monaco-Eintracht Braunschweig, ottavo di finale di Coppa di Germania tra una delle squadre più forti del mondo contro una compagine di seconda divisione. E la colpa di questo sfacelo non è certo dei tifosi che hanno deciso di restare a casa, a di chi in tutti questi anni ha contribuito a questa situazione ormai praticamente irreversibile. Il Mondiale di Italia '90 ha iniziato la parabola discendente del calcio nostrano, manifestazione usata solo per commettere ogni tipo di ruberia e malaffare, mentre i Mondiali di Germania 2006 hanno definitivamente rilanciato il football teutonico, che continua ad avere stadi pieni, benchè di fatto abbiano una sola squadra forte e tutte le altre che sono mere comprimarie. Ma ciò non toglie minimamente la voglia ai tifosi di gremire stadi funzionali e moderni, dove il tifoso di calcio non è visto come un potenziale criminale. Torneremo ancora su questo argomento, ma è pur sempre venerdì e non vogliamo deprimerci troppo: in questi giorni sarà in Italia la storica Oi! band dei Business, quindi vi lasciamo con loro.

The Business- "Suburban Rebels"
They're the sons and daughters of well off bankers
Tom Robinsons' army of trendy wankers
Flared blue jeans and anoraks
With yellow streaks all down their backs
Who act so tough when their on TV
But trendy wankers don't scare me
Oi!, Oi! Oi! Chosen few
This is what we think of you
Oi!, Oi! Oi! Chosen few
This is what we think of you
Suburban rebels playing at reds
You would be urban terrorists
You don't scare us with your badges and banners
You know fuck all about heavy manners
You're the middle class kiddies from public schools
Who write the slogans on the toilet walls
Like Tony Benn's clones in plastic Macs
You wave a hammer and sickle, never Union Jacks
Got lots of mouth when your in a crowd
But when you're alone you don't speak loud
Oi!, Oi! Oi! Chosen few
This is what we think of you
Oi!, Oi! Oi! Chosen few
This is what we think of you
Suburban rebels playing at reds
You would be urban terrorists
You don't scare us with your badges and banners
You know fuck all about heavy manners

giovedì 5 marzo 2015

PROFETA IN PATRIA


Finalmente la città di Newcastle ha deciso di rendere omaggio al suo figlio prediletto, Alan Shearer, con una statua di quasi tre metri che lo raffigurerà nell'atto della sua celebre esultanza, sobria e con stile, una di quelle che i calciatori di oggi hanno dimenticato, preferendo mettere in atto delle tristissime sceneggiate, Ma questa è un'altra storia che magari approfondiremo con un articolo specifico. Dedichiamoci oggi alla figura di Alan, tifosissimo dei Magpies fin da piccolo ma che per diventare Profeta in Patria dovette aspettare di avere quasi 26 anni. Infatti da ragazzino venne scartato dal Newcastle (immaginiamo come si debba sentire oggi chi lo scartò) e finì per emigrare dalla parte opposta del paese, fino a Southampton, per poi passare nel 1992 al Blackburn, compagine con la quale vinse il suo unico trofeo (sembra incredibile), la Premier del 1995. Nel 1996, dopo l'Europeo casalingo, il Manchester United voleva sborsare qualunque cifra per assicurarselo e, a posteriori, per regalargli un palmarès incredibile. Ma Alan voleva tornare a casa, Alan voleva indossare quella maglia che aveva sognato fin da quando giocava per le strade della sua città: la maglia bianconera a strisce verticali del Newcastle United. Vi rimase per 10 anni, collezionando 148 reti in 303 presenze, ma sfiorando solamente la Premier. Ritiratosi nel 2006, pur non avendo ambizioni da manager, nel 2009 accettò di traghettare la squadra per qualche mese in una inevitabile retrocessione. Poco importava a lui ed ai suoi tifosi che continuarono a gremire St James' Park.
Ed ora l'ex chairman del club Freddy Sheperd ha commissionato allo scultore Tom Maley una statua in suo onore, statua che ancora non è chiaro dove verrà posizionata (forse all'Exhibition Park Museum), visto che ci sono diversi luoghi in città che la reclamano. In ogni caso non allo stadio, perchè Shearer non è un patrimonio solo di chi si recava sulle gradinate, ma proprio di tutta la cittadinanza: il figlio prediletto che ha rinunciato alla gloria mondiale per essere ricordato per sempre nelle strade nelle quali è cresciuto.
Concludiamo con una curiosità: Shearer ha preso parte, con un cameo nel ruolo di se stesso, ad uno dei più bei film sul calcio giocato, "The Match" di Mick Davis, storia della rivalità tra due pubs di una piccola cittadina scozzese, rivalità che ogni anno culmina in un'accesa sfida calcistica.

mercoledì 4 marzo 2015

E MARE LIBERTAS


Oggi vi vogliamo raccontare una storia bizzarra e poco conosciuta, quella del Principato di Sealand, autoproclamatosi "principato con sovranità indipendente", pur non essendo riconosciuto da nessuna nazione al mondo. In realtà non stiamo parlando di una nazione non riconosciuta stile Catalogna o Paesi Baschi, ma di una semplice piattaforma galleggiante al largo delle coste del Suffolk costruita dai britannici nel 1942 allo scopo di difesa antiaerea. Ciò che cambiò per sempre la storia di questa piattaforma furono i problemi legali per la trasmissione su suolo britannico di una piccola radio, "Radio Essex", di proprietà di tal Paddy Roy Bates. Costui, consigliato dai suoi avvocati, allo scopo di mantenere in vita la radio alla viglia di Natale del 1966 pensò bene di occupare la piattaforma (che allora aveva il nome di Roughs Tower) e, il 2 Settembre 1967, di dichiararla nazione indipendente. Per una decina d'anni nessuno se lo cagò, fino a quando, anche se sembra grottesco, il primo ministro, approfittando dell'assenza di Bates ed aiutato da un gruppo di cittadini olandesi, effettuò un colpo di stato e prese in ostaggio il figlio di Bates, prima di spedirlo in Olanda. Bates non la prese affatto bene: arruolò un gruppo di mercenari pesantemente armati ed in breve si riprese la piattaforma. Rimandò in Olanda i cospiratori, ma si tenne il primo ministro (un tedesco), dichiarandolo prigioniero a tempo indeterminato. Dovette intervenire la Germania per poterlo rimpatriare dopo lunghe trattative ed il buon Achenbach (questo il suo nome) istituì il governo di Sealand in esilio, che tuttora, reclama la sovranità sulla piattaforma. A questo punto la famiglia Bates si mise persino a stampare passaporti di Sealand, ma la cosa sfuggì di mano, visto che questi passaporti finirono pure sul mercato nero in mano ad associazioni criminali coinvolte in crimini di una certa rilevanza, come quello, pare, di Gianni Versace. L'autoproclamatosi Principe è morto nel 2012, lasciando il titolo al figlio Michael (il titolo è assolutamente ereditario, essendo una Monarchia costituzionale pura).
La cosa geniale di tutta questa follia è che, spendendo una modica cifra di denaro, chiunque può acquistare la carta d'identità di Sealand (i passaporti, visti i problemi criminali passati, sono stati aboliti), oppure diventare Lord, Barone, Cavaliere dell'Ordine Militare oppure Conte (tutto ovviamente anche al femminile). Che ve ne fate, direte giustamente voi? Sostanzialmente nulla, salvo magari fare un regalo molto originale e, in ogni caso, avere il diritto, per quanto riguarda i titoli nobiliari, di partecipare ad incontri e raduni che si tengono solitamente in Inghilterra. Per farlo è sufficiente andare sul sito del Principato.
Attualmente la popolazione residente a Sealand è di 5 abitanti (la famiglia Bates), la moneta ufficiale è il Dollaro di Sealand ed il motto uffciale è "E Mare Libertas".
Concludiamo questo bizzarro viaggio a Sealand (che comunque approfondiremo; non escludiamo successiva adesione completa da parte di A Classified Level) con una curiosità calcistica: ovviamente anche Sealand ha la sua compagine, membro associato della Federazione che raggruppa le entità non iscritte alla FIFA.

martedì 3 marzo 2015

THERE'S ONLY ONE DAVE MACKAY



L'espressione "Grande del Calcio" negli ultimi anni è stata troppo spesso usata con estrema leggerezza e facilità, tipica della nostra società fast food, ma non possiamo che rispolverarla per un personaggio che purtroppo ieri ci ha lasciato, un nome che magari non è così noto al grande pubblico (soprattutto italiano), ma la cui storia merita di essere raccontata: lo scozzese Dave Mackay.
Per comprendere perchè Mackay va considerato un grande basti pensare che chi vi scrive si trovava ad Edimburgo (sua città natale) lo scorso Settembre e parlando con un tassista quarantenne tifoso dell'Heart of Midlothian, al solo nominare il buon Dave il tassista si è illuminato ed ha iniziato a sciorinare una serie di elogi del carisma di quest'uomo che, per ragioni anagrafiche, lui non aveva mai visto giocare, ma la cui mitologia era ancora ben tatuata nella mente di ogni tifoso dei Jambos. Infatti la carriera di giramondo del pallone di Mackay iniziò proprio nella squadra protestante di Edimburgo nel 1953, nella quale rimase fino al 1959, conquistando anche un campionato, cosa che dalle parti di Tynecastle non è proprio la regola. Passò poi in Inghilterra al Tottenham, dove rimase per 9 gloriosi anni nei quali vinse anche una Coppa delle Coppe. La sua carriera, a 33 anni, sembrava ormai volgere al termine quando un nuovo emergente manager di nome Brian Clough (che era di un anno più giovane di Mackay) volle assolutamente, contro il volere della dirigenza, portarlo al Derby County (la scena è magnificamente rappresentata nel film "Il Maledetto United"). Anni dopo Clough descrisse quell'acquisto come "la sua migliore giornata di lavoro". Infatti il manager, allo scopo di allungargli la carriera, lo arretrò da ala sinistra a libero e la cosa funzionò alla grande, tanto che il Derby diventò una rivelazione del calcio britannico. Dave poi chiuse la carriera sul campo (nella quale collezionò anche 22 presenze e 4 reti con la Scozia) nel 1972 allo Swindon Town e, contemporaneamente, durante questa sua esperienza iniziò anche quella di manager, che lo vide andare ad allenare anche in Egitto, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar, quando ciò non era decisamente di moda.
Mackay era una persona estremamente corretta sia dentro che fuori il rettangolo di gioco, ma, paradossalmente, la sua immagine iconica è quella di lui in maglia Spurs che prende rudemente per il bavero quel simpaticone di Billy Bremner del Leeds. La cosa incredibile è che la foto che lo ha reso più riconoscibile nel mondo dei tifosi di calcio è quella che lui odiava pesantemente, in quanto, a detta sua, gli conferiva un'imperitura immagine di bullo, cosa che lui non era affatto. Infatti, ricordando quell'episodio, disse che Bremner era un brillante giocatore, ma anche "uno sporco piccolo bastardo" che per tutta la partita lo aveva preso a calci sulla gamba che aveva rotto due volte... finchè lui, giustamente, pensò bene di reagire e Bremner non fece più tanto lo spavaldo.
Ciao Dave.
RIP

lunedì 2 marzo 2015

LIVE LONG AND PROSPER


Ci sono attori che quando passano a miglior vita vengono celebrati con il loro nome (per esempio Robin Williams, tanto per citare un caso recente) ed altri come Leonard Nimoy che vengono invece universalmente ricordati con il nome del personaggio che ha regalato loro fama imperitura. Questo, se da un lato indica chiaramente che erano attori decisamente peggiori, dall'altro, paradossalmente, consegna a questi ultimi una fama ancora più mitologica, destinata a non finire mai ed a scatenare un fanatismo tra i fans ancora più notevole. Del resto il conflitto interno tra uomo e personaggio è vecchio come il mondo e ne soffrì anche Sir Arthur Conan Doyle che finì con l'odiare il suo Sherlock Holmes, tanto da ucciderlo, prima di essere costretto a resuscitarlo perchè pressato dai fans.
Il buon Nimoy invece visse sempre benissimo l'identificazione con il suo personaggio (anche perchè di ambizioni attoriali si vede che non ne aveva moltissime; prima di "Star Trek" aveva lavorato praticamente solo in serie tv western), anche perchè il successo del personaggio mezzo vulcaniano e mezzo terrestre è quasi per intero merito suo, visto che gran parte dei tratti del personaggio sono dovuti proprio all'attore. Spock, peraltro, rischiò di sparire subito dopo il flop dell'episodio pilota, ma il produttore della serie lo difesa a spada tratta. Il suo classico saluto con la mano destra (per quei pochi che non lo conoscessero è quello che si vede nella foto abbinata all'articolo) fu ideato proprio da Nimoy ispirandosi alla tradizione ebraica (i Nimoy sono ebrei di lingua Yiddish originari dell'Ucraina), esattamente come il celebre detto "Long Live and Prosper" ("Lunga Vita e Prosperità"), anch'esso una benedizione ebraica.
Era un grande tifoso di football americano, nella fattispecie dei New England Patriots.
Concludiamo con una curiosità: il Capitano Kirk (un altro per il quale il suo reale nome, William Shatner; conta davvero poco) oggi non sarà presente al funerale di Spock a Los Angeles, in quanto impegnato ieri sera ad un ballo della Croce Rossa in Florida. E noi che pensavamo che l'Enterprise ti portasse dalla Florida alla California in un secondo! Che delusione la vita reale.
Spock RIP